venerdì 13 novembre 2015

SIERO BONIFACIO e dintorni.



Quella volta che incontrai Bonifacio.
(Segue la breve cronaca di una riesumazione, che per associazione d'idee 
mi ha ricordato questo evento)



Febbraio 1974. Nostra madre non ancora 54enne, tuttavia bellissima era appena stata inutilmente operata per sospetti calcoli alla cistifelia. Inutilmente perché l’intervento evidenziò altrimenti una metastasi cancerogena inoperabile, probabilmente di origine pancreatica.
Lidia

Disperato, ma con approccio risoluto, avevo affrontato il chirurgo che l’aveva operata al S.Martino di Genova, per capire se davvero non c’era nulla da fare.                    
La conferma mi fù ribadita con la drammatica precisazione: “anche mio figlio è morto così”...!

Incapaci tuttavia di rassegnarci alla terribile diagnosi letale, con mio fratello cercammo d’informarci su ogni possibile alternativa che permettesse una qualche possibilità di salvarla.       
Gli unici punti di riferimento terapeutico “alternativo”che allora avevamo erano il “siero Bonifacio” ed il dott. Azzolina. 


Liborio Bonifacio di Agropoli era un veterinario che negli anni sessanta aveva realizzato come gli ovini non si ammalassero mai di cancro. Partendo da questa constatazione aveva elaborato una sorta di siero in grado, secondo lui, di sconfiggere il male del secolo.
Liborio Bonifacio di Agropoli

A partire dal 1969, quando rese nota la sua scoperta, acquisì grande notorietà e fu oggetto di enorme attenzione, in funzione dei tantissimi disperati che a lui si rivolsero per ottenere una cura ai limiti dell'impossibile, e per la pressochè unanime condanna di tutta la medicina e farmacologia ufficiali.

I media ci andarono a nozze e per anni non ci fù giorno in cui il “Siero Bonifacio” non fosse alla ribalta di cronache, rotocalchi,  TV. I dibattiti si sprecarono, così come le condanne dei maggiori esponenti della scienza medica. Ma d'altro canto si era formata un'ampia moltitudine di persone, ammalati, loro parenti ed altri ancora, favorevoli a Bonifacio, il quale dichiarava a favore del suo siero numerosi miglioramenti e svariate guarigioni.


Che queste fossero veramente tali e non invece conseguenza di effetto placebo non fu mai chiarito. Fatto è che perfino anche alcuni medici aderirono alla teoria del veterinario campano. 
Il ministero della salute, sulla spinta mediatica dell'attenzione popolare, aveva autorizzato una sperimentazione a campione, 
che aveva dato esito negativo, contestata da Bonifacio per la metodologia adottata.         
In ogni caso moltissima gente disperata aveva in crescendo continuato a ricorrere a quel siero “miracoloso”, arrivado da ogni parte del mondo e facendo di tutto per procurarselo.
Bonifacio aveva una sua produzione, ma fiorirono in giro tutta una serie di imitatori, contraffattori, speculatori di ogni risma, pronti a fornire, a carissimo prezzo, bottigliette di ottima acqua, nel migliore dei casi distillata (la somministrazione prevedeva mere iniezioni intramuscolari).

Infine Bonifacio fu diffidato dal “vendere” il suo siero, ufficialmente dichiarato inefficace, ma lui continuò imperterrito a fornirlo gratuitamente a chiunque glielo richiedesse. Certamente nella decisione di invalidare quel tipo di cura, e forse anche a rendere paliativa la sperimentazione ufficialmente testata, furono le sdegnate filippiche dei maggiori soloni della Medicina Ufficiale, che  non potevano assolutamente concepire, tanto meno accettare, che un mero, insignificante veterinario riuscisse la dove loro continuavano da decenni a fallire: sconfiggere del male del secolo !


Noi buon conto, per quanto disperati, circa l'efficacia del siero ottenuto dalle capre restavamo tuttavia perplessi, per quanto asetticamente possibilisti, non favorevoli ma neppure prevenuti. Nell'incertezza optammo per un indirizzo meno aleatorio, comunque di più facile verifica. Andammo a cercare all'ospedale di Massa Carrara, dove operava, l'eminente cardiochirurgo pediatrico dott. Gaetano Azzolina, primo in Italia ad intervenire con successo sulle malformazioni cardiache dei bambini, stimato sperimentatore ed innovatore formatosi negli U.S.A., fortemente inviso ai “baroni” del sistema sanitario nostrano, con i quali fu perlopiù in aperta ed aspra polemica.

Lo andammo a cercare per avere una sua indicazione specifica circa eventuali possibili tentativi applicabili al caso di nostra madre. Partendo da Genova mio fratello ed io in nemmeno due ore arrivammo all'ospedale di Massa, ma Azzolina non c'era, 
era negli U.S.A. per meetiing di aggiornamento. 
Il proff. Gaetano Azzolina

Ci ricevette comunque, con grande apertura e disponibilità il suo primo assistente, che sentita la nostra relazione ci confermò la disperazione del caso. Il Pancreas allora era praticamente inoperabile, solo negli U.S.A., al National Cancer Institute si stavano tentando i primi trapianti, estremamente aleatori e con prospettive di sopravvivenza assolutamente negative, sia in termini di quantità che di qualità. Tanto valeva, concluse lui, tentare il Siero Bonifacio !         
Ma dove lo troviamo ? Mi risulta che sia disponibile in Svizzera, rispose. Poi dopo essersi molto gentilmente informato ci fornì anche l'indirizzo di una farmacia di Locarno.

La farmacia di Locarno
Era ancora il primo pomeriggio, il tempo stringeva e calcolammo che avremmo potuto raggiungere quella farmacia prima dell'orario di chiusura. Ripartimmo quindi in gran carriera, fermandoci unicamente all'uscita autostradale di Genova Nervi per recuperare riserva di denaro contante, la recapitataci al volo da nostro cognato. Arrivammo nella graziosa cittadina lacustre poco oltre l'imbrunire di una tersa giornata assolata. La farmacia era in centro, il titolare fu subito anche lui molto disponibile, fugando subito le nostre remore di vederci rifilare acqua distillata a caro prezzo: “Non trattiamo più il Siero Bonifacio per problemi d'importazione dall'Italia...Comunque potete rivolgervi direttamente al dottor Bonifacio, ad Agropoli, questo è il suo numero di telefono”.

Usciti dalla farmacia cercammo subito un telefono. Rispose personalmente Liborio Bonifacio, cui illustrammo brevemente il caso e lui ci confermò la disponibilità del siero, da lui direttamente fornito. Domani mattina presto siamo da lei, replicammo senza indugio. 

Per riuscirci dovevamo percorrere circa mille chilometri, ma erano solo le sei di sera, avevamo tutta la notte per viaggiare.

Alternandoci alla guida della Mercedes di mio fratello alle sei del mattino eravamo davanti alla casa del veterinario di Agropoli, accompagnati dal clima mite di belle giornate di sole, ormai quasi primaverili di fine Febbraio. 
Agropoli (Salerno)
Bonifacio abitava in un palazzo del centro, non lontano dal mare, dotato di portineria. Essere arrivati la per primi si rivelò poi una fortuna. Non erano ancora le sette quando si fece vivo il portinaio, cui chiedemmo indicazioni per incontrare il dottor Laborio. Ci fu subito chiaro che era lui a gestire l' accesso alla casa del veterinario...Senza indugio gli misi subito in mano diecimila lire (100 euro di oggi), ciò che automaticamente convalidò la nostra precedenza di primi arrivati rispetto ai tanti che già arrivavano ad affollare l'androne, alcuni giunti perfino dal Sud America !

Alle otto in punto arrivarono anche due vigili urbani, e con quelli... come fossero attesi, il portiere ci fece salire. 
Bonifacio venne personalmente ad aprire e c'introdusse in un ampio, luminoso soggiorno, facendoci accomodare con lui ad un ampio tavolo quadrato, mentre i due vigili rimasero in piedi, accanto a noi, sempre in silenzio. Era chiaro che quel “servizio d'ordine” era stato imposto per controllare che non vi fosse alcuna transazione di denaro in cambio del siero. Il ministero della sanità ne aveva infatti proibito la vendita, ma il veterinario poteva comunque cederlo a titolo gratuito.



Bonifacio era esattamente come lo avevamo già visto tante volte in TV e nelle molte foto pubblicate dai giornali. Un uomo piccolo, grigiastro, più che sessantenne, palesemente segnato dalle vicende che lo avevano portato alla fama internazionale di eminente scopritore di una cura miracolosa, oppure, a seconda dei punti di vista, di grande cialtrone, illuso venditore di fumo e false speranze ad uso dei tantissimi disperati che non trovavano soluzioni nella medicina ufficiale.

Senza preamboli entrò nel merito. Premesso che lui ci avrebbe fornito gratuitamente il siero necessario per una prima terapia, ci chiese notizie particolareggiate sulla situazione di nostra madre e ci fece capire che l'ormai avanzato stadio della malattia non lasciava gran che spazio alla speranza. Ci indicò tuttavia cosa avremmo dovuto farle: delle semplici iniezioni intramuscolari, prelevando la quantità necessaria dal flaconcino che aveva già pronto sul tavolo, due volte al giorno. Consegnatoci il siero ci accompagnò alla porta chiedendoci di aspettarlo al bar sotto casa sua, che ci avrebbe raggiunto subito, il tempo di fare due parole con quei signori, i vigili che ci stavano tenendo compagnia.

In effetti ci raggiunse subito, bevemmo un caffè assieme, facemmo ancora due chiacchere per cui ci ribadì la sua disponibilità per ulteriori informazioni, invitandoci a richiamarlo, anche per fargli sapere se e come il siero avrebbe funzionato.

Solo più tardi realizzammo tra di noi che quello avrebbe potuto essere il momento e l'occasione per ringraziarlo...tangibilmente, passandogli brevi manu del denaro, a nostra discrezione, ma concludemmo quel ragionamento dicendoci che avremmo senz'altro provveduto dopo la verifica dei risultati.

Il lungo viaggio di ritorno, per quanto fossimo stanchi e provati, fù comunque facile, scorrevole, favorito da un'altra bella giornata di tiepido sole. Sfiorammo Napoli, Roma, Civitavecchia, Livorno, La Spezia (in tre di quelle città eravamo vissuti alcuni anni), giungendo infine a Genova all'inbrunire del pomeriggio, direttamente alla clinica Montallegro, recando il prezioso siero che avevamo durante il viaggio salvato da eventuali sbalzi di temperatura, conservandolo avvolto in una coperta, all'interno dell'alloggiamento del bracciolo del sedile posteriore dell'auto.

La clinica Villa Montallegro

I medici interpellati rifiutarono, con sussiegosa deontologia, di applicare quel tipo di cura, “proibita” dalla medicina ufficiale. Ma non fu un problema, tutti noi sapevamo fare un'iniezione intramuscolare e fu nostro padre a provvedere, alla prima come alle successive.

Che fosse merito del siero o conseguenza di un aggravamento verso lo stato comatoso, da quel momento nostra madre non ebbe più bisogno di morfina.

Morì dopo una settimana o poco oltre, nella tarda serata di Sabato 3 Marzo 1974. Aveva 53 anni, portati meravigliosamente sino a soli pochi mesi prima. Noi figli eravamo tutti presenti, con nostro padre, al trapasso. Io essendo rimasto di turno al suo capezzale, le tenevo la mano già prima che arrivassero gli altri, ed ebbi quindi modo di sentire il forte fremito che la scosse al momento del decesso, quando...l'anima, comunque la vita..., abbandonarono il suo corpo mortale.



I cui resti, riesumati dopo 41 anni, ho veduto la scorsa settimana, Giovedì 5 Novembre 2015, al cimitero monumentale di Staglieno. Esperienza che descrivo qui avanti, in conclusione a questo post.

Il Cimitero Monumentale di Staglieno


Il dottor Liborio Bonifacio perseverò nel lottare contro i mulini a vento della scienza ufficiale e continuò a distribuire gratuitamente il suo siero ai tanti disperati che a lui continuavano a rivolgersi. Il gran clamore mediatico che lo aveva circondato finì presto con l'attenuarsi, fino all'inevitabile oblio. Morì nel 1983, ma la distribuzione continuò, a cura dei suoi figli, per ancora quasi 10 anni.
Recentemente alcuni promotori del suo siero ne hanno ipotizzato il ritorno alla produzione, ma la condizione posta dagli eredi è che ciò eventualmente avvenisse per una distribuzione gratuita, nel rispetto della volontà paterna. Di fatto poi null'altro sembra essere accaduto. Gratis è sempre difficile...


Luigi Di Bella, medico, scienziato, ricercatore.


Molto simile a quella di Bonifacio fu poi la vicenda del 
Metodo Di Bella”.
Il professor Luigi di Bella, medico studioso ricercatore, formulò un metodo basato su di una sorta di cocktail di farmaci ed integratori in grado a suo dire di far regredire il cancro, spesso sino alla guarigione. Anche in questo caso la scoperta provocò negli anni novanta grande clamore mediatico, dibattiti, levate di scudi, sdegnate reazioni dei soloni della medicina ufficiale, in testa Silvio Garattini, da sempre accanito custode degli interessi dell'industria farmaceutica.
Silvio Garattini

Anche in quel caso vennero fatte sperimentazioni controllate dal ministero della sanità, allora impersonato da tale Rosy Bindi...
Che si conclusero con la bocciatura del metodo. Esito che venne decisamente contestato da Di Bella per come erano stati eseguiti gli sperimenti.
Rosy Bindi

Anche in quel caso l'applicazione del metodo continuò comunque e fu brevettato da Antonio Di Bella, figlio dell'ideatore, dopo la morte del padre, avvenuta nel 2003.
Ma il fatto più clamoroso, vergognosamente sottaciuto dai media, è che subito dopo la sua morte il suo metodo venne convalidato dal proff. Veronesi, massima autorità internazionale della ricerca contro il cancro !
Veronesi convalida Di Bella postumo !


Riesumazione di mia madre.
"I becchini dovettero lavorare a lungo e duramente per aprile la cassa.

Dopo oltre 41 anni il solido legno e la zincatura erano ancora eccezionalmente resistenti.

Lontani qualche decina di metri sentivamo i gran colpi degli addetti e le loro voci.

Infine scoperchiarono: “E’ ancora intatta !” E poi rivolti a noi, da lontano : “E’ ancora intatta, volete vedere ?”.

Io solo mi avvicinai, molto perplesso per quell’affermazione e per ciò che mi sarebbe toccato guardare. 
Quasi subito capii che “intatta” per i becchini voleva dire che c’erano ancora tutte le ossa.
Ma ciò che io vidi era un’altra cosa.

Nella bara scoperchiata c’era una sorte di coltre indistinta, nelle tonalità del nero, grigio, marrone, probabilmente i residui degli abiti che aveva indossato alla sepoltura, frammischiati

alla polvere dei tessuti organici. 
Una coltre non più alta di 10 cm., sotto la quale sicuramente

riposavano le ossa dello scheletro, non visibili, la gabbia toracica probabilmente collassata con lo sterno sulla colonna vertebrale.

Ma su in alto, perfettamente allineato e composto, spiccava il teschio, intatto, nero, in cui risaltavva chiarissima la dentatura, del tutto integra.

Nell’insieme un’immagine estremamente ieratica, assolutamente dignitosa, come non avrei mai sperato di cogliere.

Una visione che, per quanto presupponessi penosissima, mi ha altrimenti conciliato sentimenti positivi, a conferma di grande amore e rispetto.

Per una bella donna, una grande signora, una meravigliosa madre, mancata purtroppo ancor giovane, ormai rimpianta da oltre 41 anni".

Pericle e Lidia, i miei genitori.

Epilogo:
Soltanto dopo un lungo, tortuoso, estenuante ed esosissimo, folle iter burocratico siamo poi riusciti a recuperare, in "affidamento" le ceneri di nostra madre, cremata due giorni dopo la riesumazione, unitamente a quelle di nostro padre, lui già cremato subito dopo il decesso, avvenuto nel 1986 e tumulato nella stessa tomba della moglie per quasi 30 anni.

Cripta tombale di Staglieno in cui riposavano i loro resti.

“CRONACA DELLA FOLLE BUROCRAZIA DEL CIMITERO  GENOVESE"
Riesumazione di cadavere, incenerimento, recupero delle ceneri...

Al monumentale di Staglieno e all'anagrafe eravamo già stati diverse volte,

per un iter burocratico kafkiano, continuamente dirottati a far code nell'intricodi uffici e pratiche sempre più assurdi quanto complicati, pagando cifre esose, di entità ingiustificabili. Domande di riesumazione, di cremazione, di affidodelle ceneri, compilando decine di moduli, spesso fuorviati dall'incompetenza di addetti incapaci, spesso sedicenti tali nei confronti degli “iter” successivi.

Labirinto cieco senza uscita !
Una sorta di labirinto ceco, per uscire dal quale arrivammo a pensare non

saremmo mai riusciti ! Ma alla fine il miracoloso incontro con un funzionario dell'anagrafe, sicuramente mal collocato in quella bolgia d'inettitudine procedurale.

Stranamente bravo, intelligente, comprensivo, capace ! Grazie a lui, ci illudevamo, alla fine siamo riusciti a completare il nostro viaggio nel labirinto dell'assurdo. Ma non era così.

Presenziando poi all’incenerimento dei resti, alla nostra richiesta di quando potevamo recuperarne le ceneri ci risposero che sarebbero state spedite a… Rapallo…perché “stavano facendo quelli di Rapallo”…
Dopo avere faticosamente chiarito che ne noi né il cadavere incenerendo avevamo nulla a che fare con Rapallo, ci fù comunque ribadito che la documentazione in nostro possesso NON era sufficiente per l’affidamento.

Per ratificare il quale occorreva un ulteriore supplemento di documentazione.

Ciò che, dopo una caotica ed incerta consultazione di “pratiche” disordinate ci venne confermato dall’ufficio cimiteriale di Staglieno, che ci suggerì di recarci immediatamente e per l’ennesima volta all’anagrafe di c.so Torino. Che risultò però non essere aperta al pubblico, tranne bypassare l’usciere per raggiungere l’ufficio 116, cripta forse conclusiva del tempio della burocrazia. 
Dove ci fù ribadita la quintessenza formale indispensabile a concludere il tortuosissimo iter burocratico, furono sprecati ulteriore tempo ed altra carta
ancora, e finalmente (forse…) concluso l’intricato, assurdo, pletorico rito, di fronte al quale le procedure borboniche ed i racconti della satira kafkiana risulterebbero agili adempimenti informali.”

Immagine di tipico "BUROSAURO" cimiteriale genovese.

L’episodio dimostra ancora e di nuovo che l’Italia è afflitta da tutto un mondo analogo, di burocrazia, d’inneficienza dannosissima, quasi unicamente addetta a rubare enormi quantità di tempo a chi è costretto a subirla ed a pagare per mantenerla, dove allignano menti contorte, sadicamente dedite a complicare tutto, se non altro per il sapido gusto di esercitare il proprio “potere”, funzionale alla quintessenza della nullità totale, tranne il danno arrecato alla comunità.

E c’è che continua a parlare di “riforme”, a promettere vanamente sostanziali cambiamenti…