lunedì 28 marzo 2011

LA MIA PRIMA VOLTA...

Avevo sei anni...
Ma cosa state pensando ? Beh si, grossomodo si trattava di quello, ma ovviamente a livelli assolutamente parapreliminari...d'innocenza totale.
O quasi...
Ma in seguito a quell'episodio il dogma del peccato mortale (il "sesto comandamento: non commettere atti impuri") crebbe con me, si sviluppò e rimase assai invadente, sino all' adolescenza e non osai mai confessarlo...

Come accade al bimbo del breve primo video qui sotto proposto.
Nel successivo, diventato grande, interpretato da Nino Manfredi, non ha più problemi di confessione anzi, ma conserva il terrore di commettere atti impuri. Entrambi i flash sono tratti da"Per grazia ricevuta", 1971.

Buona visione e buona lettura del racconto correlato.

Me strozza !


Saltacavalla !

lunedì 21 marzo 2011

AVVISO:
ho appena pubblicato un Video (meno di sei minuti) che consiglio vivamente di vedere, cliccando (
Ctrl premuto) su altro mio blog

http://thebrayingdonkey.blogspot.com/
DA NON PERDERE !

sabato 19 marzo 2011

Il Comandante Rolando


C’ero anch’io…sezione: Compagni di Viaggio

Il Comandante Rolando Ronconi
(Ritratto a memoria, con sorpresa finale e curiosa appendice)

Nel ’66, quando mi assunse alla Marathon Oil, aveva circa 48 anni, l’età di mio padre ed anche lui era uomo notevole: ex comandante di Marina, durante la guerra, ufficiale nella Decima Mass partecipò eroicamente a diverse incursioni, subendo anche un naufragio in Adriatico, cui sopravisse andando alla deriva su di un relitto per diversi giorni. Ciò lo imparai da altri, da lui neppure un accenno…
Dopo la guerra, come diversi ex Marina, entrò nel Settore Petrolifero con Mobil Oil. Nel’66 era direttore della filiale Triveneto di Marathon Oil, ultima delle “Sette Sorelle” a sbarcare in Italia.
Possedeva notevole carisma, fisicamente di corporatura media, conoscendolo poteva sembrare anche un gigante.
Fuori dal comune aveva gli occhi, azzurri ed intensi, dallo sguardo incisivo, che emanavano come raggi laser da due fessure strette tra le rughe, appesantite da palpebre cadenti, che pesavano sugli angoli esterni.
E voce profonda, morbida, con una leggera raucedine di fondo, ma pastosa, gradevole, vibrante…da consumato attore di classe, con dizione perfetta, così come l’incedere verbale, i toni, i ritmi, le pause, il lessico grammaticale.
Arrivai da lui rispondendo ad un’inserzione su “Il Gazzettino”: cercava un assistente commerciale ai punti vendita. Il mio curriculum era OK, gli incontri selettivi mi portarono all’assunzione e fù lui a scegliermi. Per me quel lavoro era la giusta occasione per il futuro, dopo diversi anni notevolmente scarsi di opportunità. Mi ci buttai anima e corpo!
Ogni lunedì mattina c’era riunione in Filiale ed era il Comandante a condurla, in maniera decisa, circostanziata, chiara esauriente e…"motivante". Alla fine tutti sapevamo molto bene che cosa fare, perchè, come e quando farlo e… soprattutto, che “dovevamo” farlo !
Successivamente, con i miei collaboratori, negli incarichi di crescente importanza che mi capitò di avere, cercai sempre di imitarlo.
Credo e spero di esserci almeno in parte riuscito.
Lui era un vero Capo, soprattutto un vero “Leader”, capace tra l’altro di prendersi ogni responsabilità, inclusi gli errori dei suoi collaboratori. Ciò che a ben pochi altri ho mai visto in realtà fare !
Aveva alto senso dell’onore, ma senza trascurare gli elastici limiti dell’opportunità, così come il business esige: nel rispetto delle regole la partita và giocata, ma soprattutto vinta!
E lui sapeva vincere !
Ad appena un mese dalla mia assunzione, in riunione esordì indicandomi: “lei non ha bisogno di ulteriore periodo di prova (per contratto erano tre mesi), lei ha già ampiamente dimostrato di valere al meglio il suo incarico: si consideri da ora confermato!”.
Ma come se ciò non bastasse si rivolse ai miei assai più datati colleghi additandomi come esempio da seguire per migliorare il loro lavoro !
Non capivo se fossi più contento o più imbarazzato…e tentai poi di schermirmi e minimizzare con i colleghi, che mediamente avevano il doppio dei miei anni ed almeno dieci volte più esperienza.
Quasi sempre al termine di una lunga mattinata in riunione, il Comandante ci portava tutti a pranzo, staccando completamente o quasi dal lavoro, ma continuando a tener banco con verve, da buon istrione, trattando con divertente ironia dei fatti della vita, di cronaca, di donne e motori e celiando con virile signorilità.

Per me fù vero Maestro, punto di riferimento nel lavoro e non solo: maestro ed esempio come pochissimi altri ebbi poi la fortuna d’incontrare.
A parte mio padre…che merita storia a parte, una delle ultime che forse racconterò.
E come un padre il Comandante Ronconi fù in parte per me, nel purtroppo breve periodo del nostro rapporto, intenso e formativo, dandomi dritte, suggerimenti ed anche … ”lezioni”.
Poi come capita, soprattutto alle multinazionale di origine USA nel mondo (per me non fù quella la prima esperienza del tipo) Marathon Oil lasciò l’Italia per investire altrove, cedendo tutta la sua struttura alla “sorella” Gulf Oil, che già aveva in Italia una sua organizzazione, inclusa una filiale a Marghera, che rendeva inutile il doppione a Padova, con parte del personale, che al 50% andò…alienato…
Io mi salvai facilmente essendo la mia presenza funzionale all’incremento della rete commerciale acquisita, favorito anche dalla giovane età e dalle ottime note caratteristiche attribuitemi dal Comandante.
Che infine andandosene, come gli toccò fare, mi diede il suo viatico, definendomi il suo apprezzamento per il mio lavoro e pronosticandomi la carriera che poi in realtà concretizzai.
Continuai ad incontrarlo episodicamente a Padova dove aveva suoi business personali e dove fondò la nuova filiale della Texaco, ultima arrivata in Italia delle sette sorelle del petrolio.
Ne divenne poi Direttore Marketing e fui io allora a presentargli un amico e collega, più di me adatto (che non ero ancora maturo per il ruolo) a prendere il suo posto a capo della filiale Padovana. Questo amico, gran lavoratore e capace organizzatore, aveva già un’esperienza più completa…ma soprattutto per altri motivi merita di esser a sua volta raccontato, in un altro ritratto a memoria a lui specificamente dedicato, come probabilmente farò.

Ma al Comandante Ronconi dedico ancora un aneddoto ed una notevole, inaspettata conclusione.

Il primo risale ad una meritata strigliata che mi diede nel corso della solita riunione del lunedì, cui risultavo assente: semplicemente essendomene “dimenticato”…Rintracciato sul lavoro dalle parti di Bassano, corsi a Padova dove il Comandante, che aveva già notato mie altre sfasature, così concluse la sua lavata di capo:
“…e da ora lei si consideri nuovamente in prova…e fino a diverso avviso!” Con ciò ribaltando la promozione "sul campo" attribuitami sei mesi prima .
Effettivamente in quel periodo ero distratto da…”pene d’amore”, come racconto in altra storia ("Intercettazioni e indagini"), ero stressato e sicuramente già da tempo avevo latente una nevrosi…
Da cui uscii faticosamente forzandomi, soprattutto dopo quella strapazzata, di tornare a concentrarmi sul lavoro, ma anche molto grazie alla psicoterapia cui infine ricorsi.

La curiosa conclusione.
Il Comandante, le cui notevoli qualità credo aver ben descritte, aveva forse un lato debole…che sembra corrispondesse alla famiglia, cui dedicava molto affetto ed attenzioni.
Abitavano una bella villa verso i Colli Euganei, un'altra villa dalle parti di Cortina e forse anche proprietà a Venezia, da cui originava la moglie, dicevano di nobili origini.
Sulla sua scrivania c’era la foto dei tre figli, maggiore il maschio, poi laureato architetto a Venezia e due femmine: la più piccola era Susanna che nella foto dei primi anni ’60 avrà avuto 7 – 8 anni ed era probabilmente la “cocchina” di papà Rolando.
Il quale si diceva fosse sorprendentemente tenero , indulgente e permissivo in famiglia, persino debole, in contrasto con il suo manifestarsi “Capo” duro e determinato e molto esigente, nel lavoro.
Mi sono sempre domandato, con il senno di poi, ed ancora lo faccio, se ed in qual misura può aver avuto peso questa sua ambivalenza nel divenire della piccola Susanna…

Soprattutto me lo chiesi quando, diversi anni dopo, ebbi a leggere il suo nome alla ribalta della cronaca: “…Susanna Ronconi, la brigatista rossa compagna di Sergio Segio…”!

Come la maggior parte dei brigatisti e di gran parte dei rivoluzionari della Storia, Susanna proveniva dalla Borghesia agiata, moderata, dotata di studi e cultura…
In realtà la fiamma di ogni Rivoluzione non è mai scaturita dal popolo insorto, ma sempre da studenti, intellettuali, ufficiali dell’esercito…
Sui motivi del fenomeno non azzardo interpretazioni limitandomi a constatarlo e Susanna Ronconi resta per me emblematica dello strano fenomeno.

Dopo questa eclatante notizia incrociai il Comandante Ronconi forse una o due volte, ma seppi di lui soprattutto da mio fratello, che per motivi logistici aveva occasione.
La pesantissima esperienza non poteva che aggravare l’età ormai avanzata: non fù più l’uomo di una volta, se non per la grinta e la determinazione che dedicò, probabilmente per il resto dei suoi giorni, al recupero della figlia e ad assistere la moglie, estremamente provata dalla vicenda, che mancò ancora giovane nel 1980.
L’ultimo ricordo che ho di lui, che intravidi forse a metà degli anni’80 a Padova, molto dimagrito, perfino rinsecchito, con movimenti quasi da spiritato… Ebbi la sensazione che mi avesse riconosciuto, ma volesse sfuggirmi, forse per pudore della sua situazione e decaduta immagine.

A me resta infine, accanto all’ottimo ricordo del “Comandante” Rolando, brillante uomo, validissimo manager e leader carismatico, quello di una foto sulla sua scrivania.
Che ritraeva, tra i suoi maggiori fratello e sorella, la piccola, ignara ed innocente Susanna.

Appendice curiosa: nello stesso periodo in cui ebbi la fortuna e l'onore di frequentare il Comandante Ronconi mi capitò anche di conoscere e frequentare un altro personaggio notevole, padre a sua volta di un figlio, più o meno coetaneo della piccola Susanna.
Anch'egli uomo notevole, di grande carisma, molto stimato nel lavoro e
probabilmente anche altrove, allora direttore della Filiale di Bologna della Gulf Oil.
Era un certo...Fini...papà di tale Gianfranco, a sua volta poi divenuto famoso, ma per altri fatti..., incluso un appartamento a Montecarlo...

Di lui non ricordo alcuna foto o immagine ancorchè "innocente", sulla scrivania del padre. Ma ne ho viste poi tantissime, successive a quel tempo, sui giornali ed in TV...
Sicuramente Fini junior ha seguito tutt'altra strada di quella di Susanna
Ronconi.
Nell'attuale situazione, tra i due non saprei chi preferirei incontrare. Forse Susanna, per cercare ancora di capire...e per ricordarmi meglio di suo padre.

venerdì 18 marzo 2011

La prima linea

Qui sotto un breve video, 6 minuti, dal recente film
"LA PRIMA LINEA"
che racconta, realisticamente, le vicende di Susanna Ronconi e di Sergio Segio, brigatisti rossi. Susanna partecipò attivamente a svariate azioni terroristiche, compresi alcuni omicidi.
Catturata nel 1980 a Firenze fù poi fatta evadere dal Carcere di Rovigo dal suo compagno Segio, che assalì la prigone con un'azione di comando, a capo di un gruppo di suoi compagni molto determinati.
Di nuovo catturata nel 1982, a Venezia e condannata all'ergastolo,
in seguito ai benefici di legge ha finito di scontare al termine degli anni '90, si è poi dedicata ad attività di recupero dei drogati.
Più o meno analogo il percorso di Sergio Segio, nel frattempo da lei sposato in carcere, che è stato l'ultimo dei brigatisti ad uscire di prigione nel 2004.

giovedì 17 marzo 2011

VIDEO : "FASCICOLI ROSSI"...

Ancora "intercettazioni indagini"...brevissima appendice video, 2'30" da
"indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", notevole intepretazione del grandissimo Volontè.
La scena emblematica del peiordo (ma solo di quello...?), mostra una visita del "cittadino al di sopra..." all'archivio segreto dei "fascicoli rossi".

(Indubbiamente la Digos aveva opportunità e necessità di confrontarsi allora sopratutto con il dilagante fenomeno del terrorismo brigatista di diverso colore, ma del potere e dei mezzi messi a disposizione furono, la storia dimostra, inclusa la mia minima personale, commessi non pochi abusi...)

domenica 13 marzo 2011

What is This Thing Called Love

Una piccola pausa: dal bellissimo film "Infamous",
che racconta la storia di Truman Capote,
alle prese con il suo libro più famoso,
"A sangue freddo",
propongo il simpatico inzio, 4 minuti di una notevole,
dolcissima Gwyneth Paltrow che canta Cole Porter :
"What is This Thing Called Love"
Buon ascolto e buona visione !

Hereafter Tsunami

Terribili il terremoto e lo tsunami Giapponesi !
Qui sotto replico in parte la visione dello tsunami con cui inizia il film "Hereafter". Le scene sono notevolmente realistiche (ottimi effetti speciali), forse in parte recuperate dal vero Tsunami che colpì l'Indonesia qualche anno fà.
Il film per altro non mi è sembrato eccezionale..., comunque lo consiglio a chi è attratto ("morbosamente...?") da fenomeni paranormali di extrasensorialità.

sabato 12 marzo 2011

Lemon shark
è il titolo di un bellissimo, breve video realizzato da Federico Vassallo, che riproduco qui allegato, per chi non l'avesse ancora visto.
E' anche il nome di uno squalo, lo squalo limone, specie molto diffusa
sulle coste USA e non solo.
Il video comunque tratta solo di wind surfing, ma che immagini !
Buona breve visione.

venerdì 11 marzo 2011

Appendice a "Indagini Intercettazioni"



Intercettazioni e indagini, epilogo: il fascicolo rosso colpisce ancora?
O dell’esperienza di essere arrestati.

Roma 1970. Alloggio in una pensione di via del Corso, in attesa di trovar casa nella Capitale, dove per lavoro mi sono trasferito e dove la mia ubicazione resta per ora molto provvisoria, avendo già un fitto programma di viaggi di lavoro in giro per tutta l’Italia, a partire dal Sud.
E’ una calda sera d’estate e fuori c’è gran confusione: si stanno da qualche parte disputando i Mondiali di Calcio ed i fanatici romani impazziscono per il tifo !

Perciò, anche se è tardi fatico ad addormentarmi.
Quando finalmente ci riesco, mentre ancora sono nel dormiveglia, oltre la mezzanotte bussano ripetutamente alla porta. Alzandomi mastico un assonnato “Chi è ?” . La pensionante, insignificante, con aria tra il compreso, l’allarmato ed il curioso: “Ci sono dei signori per lei”…Entrano due… in borghese “Lei è il tale…? Ci deve seguire in Questura…è solo una formalità…”. Ho visto troppi film per non sapere che è sempre e solo “una formalità”…Poi ti sbattono in galera e buttano via le chiavi !
Sentendomi più meno come Edmondo Dantes vent’anni prima di diventare il Conte di Montecristo, cerco di capire “Ma perché, cosa è successo…?”
“No, guardi noi non sappiamo niente, è solo una formalità, le spiegherà tutto il funzionario di guardia in Questura, l’ufficio è qui vicino, si vesta e ci segua.”
Non mi danno quasi il tempo di mettermi la camicia e prender il portafoglio.
In effetti la questura è lì vicino, nel centro, vicino San Lorenzo in Lucinia,nella Roma ancora incasinata dagli ultimi tifosi. Il funzionario mi identifica formalmente e poi mi precisa, asciutto, il motivo dell’arresto: lei è stato condannato in contumacia a due giorni di carcerazione, in alternativa al pagamento di diecimila lire di multa per un’infrazione al codice della Strada.” Quale infrazione, quando?”Qui risulta… per essere passato con il rosso, a Feltre, nel 1966. “Non ho mai ricevuto alcun avviso in merito , né fui fermato per la contestazione, mai la cosa mi è stata notificata…”.
“…A parte che”, realizzo mentre parlo e aggiungo “c’è ora stata un’amnistia che copre sicuramente questo tipo di reati” !
No guardi, di queste cose lei deve parlare con il mio collega in servizio di giorno.
Ora lei paga la multa oppure dobbiamo carcerarla. Ovviamente mi rassegno, tiro fuori dal portafoglio diecimila lire e gliele dò, senza parlare. Lui mi fa regolare ricevuta che mi consegna aggiungendo: se lei viene domattina alle otto parla con il collega e vi chiarite. Buona notte. “Buona notte”.

La mattina puntualmente, prima di andare in ufficio, alle 8 sono in Questura e vengo subito introdotto verso il funzionario responsabile. “A lei è quello della multa, ma lei non doveva pagare, la cosa è caduta in prescrizione, è stata amnistiata…Lei doveva fare valere i suoi diritti di cittadino, cribbio !” E mentre così mi concionava era evidente che mi stava sfottendo…
Però volli replicare “Si, così il suo collega ieri notte mi sbatteva dentro come ha minacciato di fare se non pagavo…”. E lui, di rimando insisteva: “Ma scherziamo, lei è un cittadino, doveva far valere i suoi diritti…”
Mi stava proprio prendendo per i fondelli…Rinunciai a dire altro.
Lui mi consegnò una busta chiusa e me ne venni via:
Nella busta c’erano le diecimila lire, che mi venivano rese in quanto non dovute, più una moneta da 50 lire… per gli interessi maturati nelle circa 8 ore trascorse dal mio pagamento…!? Pensai ad un ulteriore sfottò !
Non mi era però stata chiesta la restituzione della ricevuta per il pagamento da me fatto la sera prima, mentre avevo firmato che mi avevano reso il denaro.

Nei giorni successivi partii per la Sicilia ed arrivai in volo a Palermo dove presi alloggio al Jolly Hotel. La sera mi attardai a cena in compagnia e tornai in albergo tardi. Verso la una dormivo già profondamente quando suonò il telefono. Era il portiere di notte che mi avvertiva: ci sono due signori per lei…
Accidenti, di nuovo ! Pensai. “Li faccia salire”. Stava per ripetersi la stessa manfrina di qualche giorno prima, a Roma. Raccontai la cosa ai due poliziotti, che molto garbatamente mi dissero:”Lei deve capire, a noi risulta che su di lei è stato diramato un mandato di cattura su tutto il territorio nazionale a fronte della condanna passata in giudicato. Finchè non arriva la revoca del mandato noi, così come ogni altra Questura in Italia, dobbiamo provvedere al suo arresto”. Mentre parlavano mi venne in mente che avevo ancora nel portafoglio la ricevuta del pagamento fatto a Roma, con specifica motivazione per la quietanza.
Gliela esibii e tanto bastò: si scusarono e tolsero il disturbo.
Ora avevo capito che in qualsiasi albergo mi sarebbe capitata la stessa cosa! Così quando poco dopo arrivai ad Agrigento, al Jolly Hotel nella valle dei Templi, registrandomi al bureau escogitai di mettere le mani avanti: consegnai al portiere la mia ricevuta e lo pregai di esibirla nel caso fossero venuti “due signori” a cercarmi. E così fù, senza ulteriore disturbo. La mattina dopo il portiere mi comunicò, tutto contento: sono venuti, sa, sono venuti…
Mi era dunque chiaro che, dato il funzionamento della burocrazia in Italia, soprattutto a quei tempi, chissà se mai e quando sarebbe stato revocato il mio mandato di cattura, per una multa non pagata, non notificata, da me totalmente ignorata. Considerato poi che io allora, per il mio lavoro, vivevo soprattutto negli alberghi, cambiando spesso località…il fastidio era non poco.

In quei giorni nell’Agrigentino ebbi modo di entrare in confidenza con il locale funzionario della società per cui lavoravo, che mi affiancava nelle mie ispezioni alla rete commerciale. Così, un po’ come aneddoto, un po’ per sfogo gli raccontai ciò che stava accadendomi. E lui, da buon Siculo, ospitale ed ammanigliato (con i vari poteri locali anche per opportunità del nostro lavoro) mi disse di avere un’ottima entratura presso il Questore Capo della città e che avrebbe provveduto a sentirlo.
Così il giorno dopo mi accompagnò dal Questore cui raccontai brevemente la mia situazione di disagio. Lui seduta stante chiamò al telefono, in nostra presenza, il Questore della città dove erano stato emanato il mandato di cattura:
“Caro collega…(convenevoli)…c’è qui davanti a me il signor…” e gli spiegò i termini della cosa, “Questo povero Cristiano è in giro per lavoro e continuano a fermarlo…Vedi un po’ di far revocare il mandato…Ti ringrazio molto, stammi bene e…a buon rendere…”.
Così venne revocato il mio mandato di cattura a tutte le Questure della Repubblica.
Ma, come mi aveva precisato il signor Questore di Agrigento, ora che la revoca arrivasse dappertutto ci vollero alcune settimane. Durante le quali, cambiando albergo, era meglio consegnare la ricevuta al portiere di notte….
Dopo due o tre settimane me ne andai in vacanza, e quando tornai la revoca aveva raggiunto ogni dove e non ebbi più problemi.

Ma mi è rimasto sempre il sospetto che anche questa cosa mi sia forse capitata anche in relazione al mio latente… “fascicolo rosso”…

Aggiungo che, come ho più volte avuto modo di constatare nella prassi burocratica, a fronte di permessi, autorizzazioni ecc…, il mio certificato penale risulta immacolato.
Ma il fascicolo rosso dov’è finito?



martedì 8 marzo 2011

Sesso e potere !

Breve intervallo, vi regalo 4 minuti di un film divertente.
L'episodio inizia con una situazione di estrema attualità "...non può reggere dieci giorni, ...si è scopato una ragazzina...". Si tratta del Presidente USA ed ogni riferimento al caso Clinton-Lewinskj è puramente casuale...Il suo bracciodestro (De Niro) coinvolge un grande produttore cinematografico (Dustin Hoffman) per inscenare una finta guerra, da mandare in onda come se fosse vera, per distrarre l'opinione pubblica...
Mi viene un sospetto,... che la situazione in Nord Africa, Libia ecc...?


domenica 6 marzo 2011

Le storie di “C’ero anch’io? no tu no!”

Premessa:
In questa storia, a differenza degli altri racconti, io c’ero, completamente e principalmente coinvolto ! E’ una storia mia personale e ne sono il protagonista, senza (per fortuna) alcuna memoria di risonanza pubblica o di qualche notorietà mediatica.
Ma ha un valore sicuramente emblematico e rappresentativo del periodo “storico-sociale” in cui ambientata e, più in generale, di quello che ancora è l’Italia oggi.
L’argomento infatti è di estrema attualità:

Intercettazioni ed indagini, violazione della “privacy”
(in totale violazione sia della “privacy” che della legge)

N.B.: I pochi nomi indicati, di persone e luoghi, sono di fantasia. Il racconto dei fatti, realmente accaduti, è stato talora leggermente modificato per proteggere meglio la privacy degli interessati, ma senza modificare la sostanza degli avvenimenti. Ciascuno, ma lui solo, volendo potrà riconoscersi nel personaggio che lo riguarda.

Estate 1972, in vacanza andremo in montagna, al Sestriere ed in previsione di qualche escursione nella Francia adiacente (Briançon) chiediamo il rinnovo dei passaporti, allora necessari per varcare i confini.
Per semplificare affidiamo le pratiche ad agenzia che ci indica i tempi utili per riavere i documenti rinnovati. Alla scadenza mia moglie và a ritirarli ma c’è soltanto il suo, che include anche i bambini. Per il mio dovrà ripassare.
Ritorna più volte, niente ! A me, palesemente nicchiando fanno capire che è meglio vada io in Questura ”a sollecitare la pratica”.
Questura, ufficio passaporti: l’addetto di là del banco, ad alta voce, di fronte a molte persone presenti, mi appella: “ma lei non può mica avere il passaporto, lei ha il “fascicolo rosso!”.
“Che cos’ ho io?” “il fascicolo rosso…”. Stralunato, ancora io:”e cosa è il fascicolo rosso?”. Risposta”Eh…è il fascicolo rosso…ora glielo faccio vedere”, si allontana, ma torna subito con un voluminoso, pesante incartamento sul quale c’è scritto il mio nome! “ Ecco, è questo, vuol dire che lei non può avere il passaporto…” “……????”. Lui: “Se vuole la faccio parlare con il capo dell’ufficio passaporti…”. “Certo che voglio, mi ci faccia parlare!”.
Contrariamente a quanto mi aspettavo l’accesso al capo ufficio è quasi immediato. Lo stesso addetto, recando il grosso fascicolo che mi riguarda, mi accompagna in un enorme ufficio, in fondo al quale, seduto ad una scrivania c’è il personaggio responsabile dell’ufficio.
Che mi scruta da lontano: “Lei si fermi li ed aspetti”. Resto in piedi, praticamente sulla porta, ad almeno 7- 8 metri dalla scrivania, sulla quale l’addetto posa il voluminoso malloppo: è evidente che non si vuol rischiare che io possa intravedere il contenuto di quegli incartamenti…|!
Il funzionario comincia a sfogliare. Lo vedrò solo quella volta, sempre da lontano. Mi ricorda il commissario francese dell’ufficio di polizia a Markesh, nel film “L’uomo che sapeva troppo”, uno dei migliori del grande Hitchcock…
Ciò che mi fa sentire in carattere…
Lui continua a sfogliare i contenuti, decine di cartelle, centinaia di fogli…
Mi piacerebbe tanto vedere cosa c’è scritto, ma capisco che è una soddisfazione che non potrò mai avere ! Forse nemmeno con improbabili e costose azioni legali.
Dopo un po’ che sfoglia comincia a scuotere la testa per poi a dire: “Cazzate ! ...cazzate!” ed a ripetere, scuotendo sempre la testa “cazzate!”.
Dopo un altro po’ di “cazzate” chiude di botto il fascicolo e lo riconsegna all’addetto, si gira verso di me e mi dice “No, lei non si preoccupi, lei è un galantuomo, vada pure…” e rivolto al subalterno “gli dia subito il passaporto con il rinnovo!”.
Ciò che avviene immediatamente, mentre l’addetto si stringe nelle spalle senza far commenti, ma con l’aria molto evidente di significare “ …attacammo’ ciuccio…?”.

Il fascicolo rosso ! Il fascicolo rosso ? Il fascicolo rosso !?!?
Ma io so benissimo da dove arriva e perché !
Però non immaginavo che sarebbero arrivati a tanto, né che lo avrei scoperto, inciampandoci dentro, dopo cinque anni !
Del resto era logico che ci fosse: perché per fare quello che avevano fatto dovevano aver istruito una pratica…Che poi è rimasta in giro, come una mina vagante, nei meandri della burocrazia “organizzata”…

1967, una città del nord Italia.
Avevo 26 anni e da qualche tempo soffrivo…le pene d’amore…, come dice Nino Manfredi in un bellissimo divertente film degli anni ’60: “Straziami ma di baci saziami”. Film che io proprio allora vidi, immedesimandomi…
Nel senso che il rapporto d’affetto e passione che da circa 5 anni mi legava ad un’apprezzabile fanciulla, ora era in crisi, con andamento alterno: più volte c’eravamo lasciati e poi ritrovati…
Io ero ancora molto coinvolto e pativo notevolmente la situazione, anche
perché gli elementi in contrasto derivavano soprattutto da cause esterne al nostro feeling sentimentale, comunque amoroso, altrimenti notevole.
Diversi amici e parenti, preoccupati di questa mia sofferenza, cercavano di aiutarmi, innanzitutto con la vecchia tecnica del “chiodo scaccia chiodo”, in continuazione affiancandomi ragazze anche notevoli, comunque alternative…
A diverse delle quali risultavo poi tutt’altro che indifferente e qualcuna, compresa
dalla mia situazione, decideva perfino di…salvarmi…
Devo dire che in effetti non ho mai riscosso tanti consensi femminili ed avuto
opportunità di relazione come in quel periodo !
Anche forse perché io non facevo nulla o quasi per cercarle, corteggiarle, sedurle.
E si sa, in amor vince chi fugge !
Tra le altre cui mi trovai episodicamente accompagnato dagli amici, capitò anche Tony, ragazzina diciottenne (quindi a quei tempi “minorenne”!),
caruccia e buonina, tutta acqua e sapone, tenerissima.
Orfana di padre già vedovo, era rimasta sola in balia della sua giovanissima matrigna, che esercitava su di lei una tutela particolarmente morbosa.
Come venni mio malgrado a scoprire frequentando poi entrambe.
Dopo qualche incontro in gruppo, a cena con gli amici che me l’avevano presentata, mi ritrovai ad accompagnarla poi a casa ed a rivederla con qualche regolarità.
Senza catturarmi mi faceva però tenerezza e compagnia, con la sua dolce ed ingenua presenza. Ma in tutta onestà le volli presto chiarire la mia situazione sentimentale, soprattutto considerando la sua età e palese innocenza.
Io avevo già un legame affettivo, sentimentale, anche se sofferto ed a corrente alternata…Per cui non si facesse illusioni: se voleva potevamo essere amici…
Se poi mai col tempo la mia situazione si fosse infine risolta…, bèh allora se ne sarebbe riparlato…
Lei accettò serenamente il fatto, apprezzando la mia correttezza.
Ma non l’accettò per niente la sua matrigna, che nel frattempo avevo conosciuta.
La quale, avevo subito capito, cercava un partner su cui scaricare la figlioccia, ma che andasse possibilmente bene anche per lei…!
Ed era in questo scopo molto decisa e determinata.
Fossi io stato il Tognazzi di Piero Chiara in “venga a prendere il caffè da noi” sarebbe stata un’ottima occasione per realizzare il mio piccolo Harem.
Io ero invece un povero pirla, altrimenti innamorato, di fatto poco interessato alla fanciullina, men che meno alla di lei matrigna.
La quale, venni più tardi a sapere, premeva sulla figlioccia perché si desse una mossa a… concretizzare il suo rapporto con me o lasciar perdere. Così quando la ragazzina fù costretta a riferirle la mia dichiarata situazione, apriti cielo !
La signora matrigna si sentì tradita nei suoi calcoli e personalmente offesa: come osavo io frequentare gratis, cioè senza il dovuto impegno morale, la
sua figlioccia !?

Così accadde che per qualche tempo la fanciullina, con varie scuse, mi negò la sua compagnia. Ma io non mi angustiai per questo. Anche perché la mia disperazione affettiva era già tutta altrove diretta.

Dopo qualche tempo riecco Tony, venne a cercarmi e mi raccontò quello che stava succedendo. Concludendo infine che lei…si, senza volerlo, insomma… si era innamorata di me ! E guai se la sua matrigna se ne fosse accorta…
Capii allora che avevo un nuovo problema. Ma ero ben lungi dall’averne colto la grandezza! Cercai subito di ridimensionare, di buttar acqua sul fuoco…
In fondo tra noi c’era stato nulla, a parte qualche raro ed innocente bacio.
Meglio continuare a non vederci. Lei fù d’accordo, sorprendentemente, data la
dichiarazione che mi aveva appena esternata. Aggiunse perfino:”Si è meglio, anche perché non hai idea di quanto possa essere pericolosa la mia matrigna!”
Idea che dopo non molto tempo mi sarei esattamente fatta.

Passò così altro tempo, non so dire quanto, finchè mi arrivò un messaggio di Tony: voleva vedermi e mi fissava un incontro.
Andai sperando di non dover ancora ridimensionare i suoi sentimenti per me…
Mi aspettava invece una grossa sorpresa. Lei arrivò con un pacchetto di lettere ed un piccolo registratore portatile: le lettere erano a me dirette dalla ragazza con cui continuavo ad avere una contrastata relazione ed erano state direttamente prelevate dalla mia abitazione ! Il registratore riportava un significativo colloquio telefonico con la stessa ragazza delle lettere!
Spiegazione di Tony: la sua matrigna, molto “amica” di un vicequestore, ex collega del defunto marito (il padre di Tony)… lo aveva convinto ad attivare indagini su di me, “che stavo cercando di sedurre la sua figlioccia minorenne”.

Per motivi di opportuna riservatezza la cosa era stata affidata ad agenti della Digos che avevano provveduto a perquisire in mia assenza, il mio monolocale nel residence in cui abitavo ed avevano messo sotto controllo il telefono dell’altra ragazza (io non avevo allora telefono).
Tutto ciò proditoriamente provocato dalla sua matrigna per convincere Tony a lasciarmi perdere, dimostrandole che il suo amore per me era senza speranza…
Peccato che ciò fosse esattamente quello che io già stavo cercando di fare !
Si, lo ammetto, c’erano stati dei momenti rari, brevissimi di affiatamento in cui ero forse stato con lei troppo tenero, lasciandomi andare a due o tre castissimi baci. Assolutamente nulla di più. Soprattutto invece mi ero sforzato di essere con lei onesto e corretto, dichiarandole ad oltranza i miei impedimenti sentimentali.
Ed era probabilmente questa disarmante, chiara e pulita mia linea di condotta che aveva sortito l’effetto contrario!

Abbacinato dall’enormità dei fatti compresi in pieno la notevole pericolosità della… signora matrigna.
A maggior ragione ci confermammo allora con Tony di sospendere sine die ogni rapporto e ci augurammo buona fortuna. Nel farlo aggiunsi: mi spiace doverti mettere in guardia a tua volta, ma fai attenzione, quella donna può essere molto nociva anche a te stessa! Ma lei ne era già ampiamente consapevole.

Poi, cercando di restare freddo e calmo, affrontai duramente il custode del residence in cui abitavo, costringendolo ad ammettere che lui, il solo che poteva, aveva aperto la porta del mio monolocale agli agenti in borghese venuti a perquisirlo. Previa autorizzazione telefonica dell’amministratore, mi precisò.
Al quale soprattutto rivolsi le mie rimostranze, concludendole con un ricatto:
finchè lei non mi rilascerà dichiarazione scritta e firmata dei fatti, perché e a chi ha autorizzato quella perquisizione, io sospenderò il pagamento del mio canone.
Abitai in quel residence ancora per un anno. Gratis. E quello fù il mo piccolo risarcimento per un abuso che poi, come vedremo, di fatto cambiò forse
il corso della mia vita.

Passarono settimane, mesi…Ebbi modo di sopire il fastidio dell’accaduto e dedicarmi ad altro. Al lavoro innanzitutto, che molto mi aiutò in quegli anni a distrarmi dai problemi ( ed anche mi giovò per la carriera…).
Non vidi più Tony e continuai a coltivare, quasi masochisticamente, le mie “pene d’amore” con l’amata, con cui avevo teneri, struggenti ma brevi ritorni di fiamma e poi…di nuovo problemi, allontanamenti…

Un sabato mattina d’autunno, una giornata grigia ed uggiosa, poltrivo ancora nel mio letto, quando suonarono alla porta. Era il custode del residence che scortava una persona al mio monolocale: “ C’è un’ “altra” signora per lei…”.
Disse proprio così, un’”altra”, ed io mi sentii come quei personaggi di certe soft commedy che recitano la parte del gigolò tombeur de femmes ad oltranza…
Nell’ ”altra” signora riconobbi Mara, un’amica di Giusy. Un tipo particolare, arguta e scafata, probabile “femminista” negli anni successivi (allora non esisteva ancora definizione di quel genere). Vestiva anche abbastanza eccentricamente, ciò che probabilmente aveva facilitato il custode nella sua allusiva definizione…
Mara venne subito al dunque: Tony aveva avuto un grave incidente d’auto, in circostanze abbastanza strane ed era in ospedale conciata assai male, piena di fratture, viva per miracolo e…voleva vedermi ! Al più presto.
Andai la mattina stessa e la trovai veramente conciata, assai dolorante nonostante la morfina, più che respirare rantolava…Ma riuscì a ripetermi il suo amore per me…
Cosa potevo fare ? Non mi sentii in quella circostanza di negarmi come già avevo fatto. Cercando di non sbilanciarmi troppo provai a rincuorarla : “ora pensa a guarire, poi vedremo… qualcosa sarà…”.
Ritornai la sera portandole un orsacchiotto di peluche e dei fiori ( e qui sbagliai eccedendo nello sbilanciamento: erano rose rosse…).
Notai che le beghine dei letti vicini nell’ampia camerata (allora c’erano ancora negli ospedali stanzoni a 8, 10, perfino 12 letti) mi guardavano con intenzione, come se stessero assistendo scena eclatante di telenovela…
Così Mara la mattina successiva venne a riferirmi che la matrigna era andata su tutte le furie: giunta dopo di me in ospedale aveva trovato fiori ed orsacchiotto e saputo dalle beghine dell’aitante giovanotto che li aveva recati. Complimenti signora, proprio un bel ragazzo !
Mara mi riferì quindi che Tony preferiva allora evitare altri rischi di scenate: era meglio che non andassi più a trovarla. Una volta guarita mi avrebbe cercato lei.

Il sabato successivo c’era il matrimonio di mio fratello.
Io allora non l’avrei mai immaginato ma tra noi due il più fortunato ero io!
Per me quel giorno sarebbe finita una lunga, appassionata ma diatribata storia d’amore. Per lui iniziava…un divorzio! Entro un anno o poco più si sarebbe infatti separato.
Il matrimonio mi sembra si celebrasse nella tarda mattinata, o nel pomeriggio…

Era ancora una mattina uggiosa d’autunno ed io mi attardavo nel mio letto, quando suonarono al campanello. Questa volta era il citofono. Era la mia tormentata fidanzata:”Non voglio salire, ma devo dirti una cosa importante. Ci vediamo alle 11.00 in piazza…davanti alla Chiesa…”

Non fosse bastato il suo tono, ebbi comunque un presentimento nefasto.
Per cui andai puntuale all’incontro, già preparato al peggio.
Lei arrivò dopo un po’, con un forzato, sardonico sorriso sul suo bel volto, teso e vagamente accigliato: “ieri sera mi ha telefonato una signora, la mamma di Tony
e mi ha raccontato che razza di spregevole individuo tu sia, che vai persino in ospedale ad importunare la sua figlia minorenne, tentando di circuirla con le tue sporche manovre…”…e via andare così argomentando.
Mentre mi aggrediva concionandomi la guardai, senza speranza: sembrava l’arcangelo Gabriele che caccia Adamo (ma senza Eva) dall’Eden ! Le mancava giusto la spada infuocata, fiammeggiante !
Tentai di balbettare qualche spiegazione, ma capii che era inutile, non me lo avrebbe permesso ( e ciò che avevo da raccontarle era intricato, complesso, inusitato, ai limiti della credibilità di chi fosse assai più di lei ben disposto…
figuriamoci lei, e in quel momento !).
Non me lo avrebbe permesso, capii bene, anche perché quella era un’occasione perfetta per chiudere definitivamente un rapporto difficile, diatribato, che ormai si trascinava faticosamente da un paio d’anni in forza dei sentimenti che ci avevano tanto uniti in passato e della passione non ancora spenta.
Un’ottima soluzione finale, per quanto triste, deprecabile, perfino squallida:
“una cosa del genere non se la sarebbe mai aspettata da me !”.
Conscio dell’immane impossibilità di reagire ( e in fondo forse stanco anch’io di quel rapporto ormai così sofferto…) accettai il verdetto, e non la rividi mai più.
Mai più! Ora sono 44 anni !

Ebbi un inverno triste, uggioso, da cui mi distrassero il lavoro e qualche svogliata avventura…Fanciulle altrimenti apprezzabili trascorrevano il mio tempo poco propenso, scarsamente interessato…
Poi venne la primavera del’68 e pian paino mi risolsi a fare buon viso a sorte avversa. Episodicamente, quasi segretamente, rivedevo Tony, lentamente ripresasi, ma con molta prudenza e distacco: decisi che, a parte quant’altro…, in fondo non mi coinvolgeva.
Ebbi altre avventure e poi …incontrai Wendy...
Già l’avevo conosciuta e ben notata, ma solo ora avevo occasione di vederla frequentemente e ne fui decisamente attirato, molto anche a livello…ormonale: era una bella fiola ventunenne (quindi giusto maggiorenne…!), una solida bambola, naif ma affatto banale, assai ben strutturata, molto dolce e dalle prospettive caratteriali affatto problematiche…! Aveva anche un temperamento artistico, fantasioso, che ben corrispondeva a mie analoghe peculiarità.
Buon ultimo, non feci in tempo a conoscerla che era già innamorata di me.
Molto! Come ebbe poi a confermarmi.
La prima volta che la invitai ad uscire con me si liberò al volo di qualche moscone che giustamente le ronzava intorno e…partimmo per la tangente…!
Il mio amore per lei fù più lento a crescere e determinarsi, causa le ferite che ancora il mio “cuore” stava cicatrizzando, ma fui presto inesorabilmente coinvolto.
E a Settembre dello stesso anno ci sposammo, inesorabilmente, stante anche una…
cicogna in arrivo !

Rimasi comunque stupito quando comuni amici mi riferirono che la mia ex aveva loro manifestato dispiacere per avermi definitivamente perso. Ciò non mi risultava poter essere nella logica dei fatti verificati da ormai oltre un anno, in totale assenza di qualsiasi altro evento o contatto.
Probabilmente avevano frainteso: lei era dispiaciuta non tanto perché fosse definitivamente chiusa ogni ulteriore possibilità di rapporto tra di noi, ma per il “come”ciò era avvenuto. Questa mi sembrava se mai la versione più attendibile.

Purtroppo ci rimase sicuramente malissimo Tony e per lei mi dispiacque enormemente…
La rividi dopo cinque anni, incontrandola per caso ed ebbi la consolazione di trovarla in gran forma, forte e decisa, gratificata dalla vita che era riuscita a costruirsi. Raggiunta la maggiore età aveva infine lasciato la matrigna alle sue beghe, aveva inziato a lavorare in concorrenza con lei e si era felicemente sposata ! Ero assolutamente contento per lei, ma anche per me, involontario responsabile della sua delusione amorosa.
La vita riserva però nel tempo risvolti contradditori.
Dopo circa 25 anni, una dozzina di anni fa, Tony riuscì a rintracciarmi e mi raccontò la sua infelice, quasi drammatica storia coniugale…
Anche questa volta cercai di rincuorarla, ma non riuscii a farlo come forse lei avrebbe voluto. Sicuramente quella povera ragazza avrebbe meritato una fortuna
assai migliore !

Concludo con una domanda, che da quasi quarantanni mi porto addietro:
che fine ha fatto il mio “fascicolo rosso”, voluminoso, ingombrante e ripieno di
…”cazzate, sono solo cazzate”…, come per mia fortuna aveva deciso l’allora responsabile dell’Ufficio Passaporti della Questura di…Probabilmente l’ultimo o perfino il solo ad averci mai guardato dentro ?
Ma il solo forse no…

Come avrò modo di raccontare nella prossima più breve storia, a questa probabilmente collegata.






venerdì 4 marzo 2011


Nel mio precedente racconto cito "Una Soria Semplice", scritta da Sciascia ed anche ottimo film, rigorosamente diretto da E. Greco, ultimo film interpretato dal gran M.Volontè, con ottima partecipazione di altri attori, R.Tognazzi, E.Fantastichi, M.Daporto... molto ben diretti.
Vi consiglio sia il libro che il film.

giovedì 3 marzo 2011

Brescia 1974: la strage di Piazza della Loggia

Arrivai a Milano, all’Hotel Adam, alle 14 circa.
Il portiere, forse prima ancora di salutarmi disse: “ha visto cosa è successo stamattina a Brescia ?, In piazza della Loggia? Hanno fatto scoppiare un’altra bomba… un sacco di morti...”!
Lo guardai allibito domandando a mia volta: “ a che ora? Io questa mattina alle 8 e mezza ero a Brescia, in Piazza della Loggia…”.
Risposta:“Accidenti ! No è successo più tardi, c’era un comizio…”

Ma io già pensavo a Fornari, mio collaboratore in zona, incontrato la mattina in Piazza della Loggia, per definire i termini di un incontro di lavoro che lui aveva nella tarda mattinata proprio li accanto la piazza, dietro ai portici, con il titolare di un negozio di. Incontro cui avrei dovuto partecipare anch’io, ma avevo già altro inderogabile impegno a Milano,alla stessa ora.
Solo a sera riuscii a parlare con Fornari al telefono, a casa.
Quando era scoppiata la bomba lui era a pochi metri, dentro al bar li accanto, entratovi per telefonare. E nel bar era rimasto poi bloccato per ore...Lo scoppio terribile l’aveva scaraventato a terra, tra i vetri infranti, con altra gente: grida, urla, pianti disperati…
Non si era fatto niente, ma aveva sfiorato la morte passando a pochi metri dalla bomba pochi istanti prima che esplodesse !

Quel pomeriggio, prima di riuscire a parlargli (non chiamai volutamente casa sua per non
allarmare la moglie), ricordai della sera prima, quando ancora ero a Brescia, alloggiato nel solito albergo in via Gramsci, nel centro della città.
Vi avevo anche cenato per poi uscire : forse andai al cinema, ma non credo, sicuramente feci una lunga passeggiata nel centro: un po’ di “vasche”, come al solito.
Sotto i portici risalii sino a Piazza della Loggia, poi ridiscesi via X Giornate e tornai al largo Zanarddelli. Mi trovai così a sorpassare 4 o 5 individui che parlottavano tra di loro e che notai per un non so che di particolare, qualcosa che poi non riuscii mai a ricordare: il loro aspetto poteva forse definirsi losco, vagamente allarmante, così come i toni di voce. Ed anche il modo con cui mi guardarono quando, affiancandoli, girai brevemente la testa per vederli, distrattamente.
Colsi solo alcune loro parole, che mi portarono a definirli, automaticamente, senza riflettere, “fascisti?”. Così, d’emblèe, automaticamente, senza riflettere, seguendo schemi di pensiero involontari.
.
Per quanto poi mi sforzassi di ricordare, non mi venne mai in mente “quali parole”, quali
concetti esprimessero per indurmi a considerarli tali ! Mai più !
Ci ripensai tante volte, tante, ma non riuscii a rammentare “ quali parole”. Mai.
Mi restò solo l’idea, la valutazione, la definizione forse del tutto gratuita e preconcetta: “fascisti”! Un’etichetta giustificata ? Da cosa e perché?
Lacuna di memoria abbastanza strana, quasi il subconscio avesse voluto rimuovere dai ricordi le possibili conseguenze di quell’incontro…

Se il giorno dopo, 12 ore dopo, non fosse scoppiata quella bomba a neanche cento metri dal
luogo dove avvennel’incontro, un episodio del genere non l’avrei mai più ricordato!
Anche il fatto che io mi fossi ritrovato in quella piazza la mattina dopo, due o tre ore prima del botto, probabilmente contribuì ad esaltare il ricordo del fatto casuale della sera prima.
Ma non di ciò che fuggevolmente ed assai distrattamente mi capitò di udire !
Eccessivo definirlo “incontro”: io avevo fortuitamente affiancato, per 3 – 4 secondi, quelle persone e udito pochissime parole che poi non avrei mai più rammentato, gli avevo dato un’occhiata di sghembo, brevissima, se pur velocemente ricambiata con aria che colsi vagamente allarmata ed accigliata.

Ma la cosa, ancora oggi dopo 37 anni, mi frulla nel cervello: che cosa dissero perché io potessi definirli “fascisti”?
Io allora avevo 33 anni ed una formazione liberalradicale, se pur condizionata dall’assidua lettura di giornali come l’Espresso e, solo episodicamente Paese Sera ( il mio quotidiano di riferimento era banalmente il “Corrierone”…almeno fino a quando, 2-3 anni dopo, arrivò Repubblica ).
Oggi probabilmente avrei potuto quasi essere definito “politicamente corretto”, ma con molte sbavature. Certamente ero, come sono saldamente rimasto, anticomunista ed antifascista.
Ma il mio “antifascismo” di allora era decisamente preconcetto, romanticamente idealista, decisamente stereotipato e corrispondeva ad una visione estetica dell’essere dalla parte dei giusti: noi quelli buoni, loro quelli cattivi, sbagliati per definizione.
Anche per me allora, piazzale Loreto aveva conclamato il confine storico tra dittatura e libertà!
Vedevo a tinte forti: nero, rosso…. Seppure in nessuna di quelle sentissi mai di collocarmi. Ero in definitiva imbevuto di retorica “resistenziale”(Bella ciao, i partigiani, ecc…).
Solo più tardi, con una lenta maturazione revisionista, riuscii a cogliere altre tonalità di colore.

Quindi la mia istantanea, automatica, irriflessiva definizione : “fascisti”, era probabilmente condizionata da parametri di valutazione soggettivi, decisamente stereotipati ed aprioristici.
Peccato però che non riuscii mai a “ricordare” le parole udite, o ciò che esprimevano…!
Ma solo quella mia definizione: “fascisti”, riferita a sconosciuti, appena intravvisti, sfuggevolmente uditi!
In definitiva un’etichettatura forse gratuita

Mi posi comunque il problema, il caso di coscienza, se non fosse opportuno che io comunque dovessi denunciare quella mia esilissima esperienza alle competenti autorità.
Ci pensai a lungo, prefigurandomi cosa in definitiva avrei potuto raccontare di veramente utile e significativo: razionalizzando praticamente… nulla. O quasi. Non c’era verso che io ricordassi le parole udite ! Se poi avessi dovuto descriverli, l’identikit sarebbe risultato assai banale: 30 – 40 anni, statura medio alta, corporature proporzionate, capelli ed occhi scuri, forse qualcuno con i baffi… Chi più chi meno.
In quella descrizione ci stavo dentro anch’io, forse solo un po’ più aitante ed alto di statura.
Ci pensai e ripensai, fui anche vicino al decidermi,…ma avrebbe la mia potuto anche sembrare un’inutile, mitomane comparsata…Infine mi risolsi a farne nulla: mi aiutò il ricordo di un film di Alberto Sordi, “Detenuto in attesa di giudizio”…
Ma ora ricordo un altro ottimo film, tratto da un romanzo di Sciascia : “Una storia semplice”, per quello che accade al personaggio interpretato da Massimo Ghini…(*) molto aderente a quella che avrebbe potuto diventare allora la mia situazione.
Altre esperienze mi confermano che probabilmente mi sono evitato dei problemi e forse dei guai.
Il “dovere del buon cittadino”…Sì, ma credo che per compierlo impunemente, avrei dovuto come minimo farmi accompagnare da un buon avvocato, a mie spese…Anche perché io allora già avevo alle spalle una storia di indagini, controlli ed intercettazioni con tanto di “fascicolo rosso”…
Storia che sarà oggetto di altro specifico racconto. Il prossimo che andrò a proporvi. Sicuramente più interessante di questo. Del quale in conclusione: posso dire “c’ero anch’io” ? No, tu no ( Per fortuna)!

(*) Che, udito specifico appello alla radio in relazione ad un omicidio, si presenta volontariamente in questura per riferire fatti cui aveva marginalmente presenziato e finisce per essere fermato e sospettato del delitto…


Note storiche per chi non c’era o non ricorda.
La strage di piazza della Loggia a Brescia è una delle diverse stragi avvenute tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli ’80. Nella memoria si accumuna a quelle di Milano, piazza Fontana, quella del treno Italicus e quella della stazione di Bologna.
Avvenne una mattina di fine maggio 1974 e provocò la morte di 8 persone ed il ferimento di altre novanta, riunite dopo un corteo nella centralissima piazza Bresciana della Loggia per una manifestazione di sinistra contro le bombe “fasciste”, per denunciare l’omertà istituzionale che
pareva proteggere gli autori, ma soprattutto i mandanti di quegli attentati, nell’ambito di quella
che in quel periodo fù probabilmente “strategia della tensione”.
Le indagini, come per ogni altra strage, si persero in tante piste diverse, trovando protagonisti più o meno probabili, ma infine nessuna certezza. Diversi indagati riuscirono stranamente a fuggire, ad espatriare, a scomparire…Così come qualche testimone, stranamente, morì senza poter deporre.
Alla fine, dopo 15 anni di processi, la Cassazione mandò assolti i pochi imputati residui…
Rimase, più o meno, il ricordo dei morti.


Ciò accadeva in un’Italia dilaniata dal terrorismo. La conta delle vittime delle opposte fazioni, fascista e comunista, non credo sia mai stata fatta.
Sicuramente furono molte, sia nelle stragi bombarole di matrice“fascista”), che nei tantissimi attentati dei brigatisti rossi che uccisero o ferirono, spesso invalidandoli, poliziotti, magistrati, giornalisti, sindacalisti, insegnanti ed operai dissidenti dalla loro “lotta sociale”.
Tra i più celebri che ricordo Aldo Moro ed il commissario Calabresi.
Cesare Battisti, protetto prima dalla Francia ed ora dal Brasile, fù condannato in quanto autore e/o mandante di alcuni di quegli assassinii.
L’atmosfera di costante tensione e pericolo, era impregnata dalla soffusa, pesante nebbia di cospirazioni in atto, dai servizi segreti alle lobbies politiche, agli apparati militari, in permeante sentore di “colpo di stato”…
Che sembrò perfino fosse previsto, organizzato e…quasi tentato da Junio Valerio Borghese, ex repubblichino capo della Decima Mass, che aveva costituito un apposito comando.
Aggregazioni vagamente eversive ebbe anche la famosa Loggia P2 di Licio Gelli, la cui scoperta fù importante occasione di strage politica di diversi dei membri occultamente aderenti.
Più decisamente mirata all’intervento armato, già negli anni ’80, Gladio, l’organizzazione segreta dei “gladiatori”…volontari in addestramento per la difesa armata contro il comunismo.